Lo Zibaldone - Recensioni
Il peso della virtù: i segreti di Hilary Mantel in ‘Cambio di clima’
di Elena D’Alessandri
Hilary Mantel è universalmente nota per la sua capacità di far respirare la Storia, ma in Cambio di clima edito da Fazi Editore (361 pp., 20 Euro) dimostra una versatilità psicologica ancora più sottile: quella di saper scavare nelle macerie di una famiglia contemporanea. In questo romanzo del 1994, rimasto finora inedito in Italia, l’autrice abbandona le corti dei Tudor per rifugiarsi tra le nebbie del Norfolk, dove l’armonia domestica di Anna e Ralph Eldred è solo una fragile facciata.
Ralph è un uomo dominato da un altruismo fanatico, un’eredità del rigido creazionismo paterno che lo spinge a trasformare la propria casa in un rifugio per ‘casi disperati’. Questa instancabile disponibilità verso l’altro, però, agisce come un parassita sul nucleo familiare: mentre Ralph cerca di rimettere in riga adolescenti sbandati, la moglie Anna e i 4 figli tollerano l’invasione costante di estranei con una stanchezza che sfiora l’insofferenza. Fin dalle prime pagine, Mantel semina dettagli inquietanti che suggeriscono una verità diversa: quella patina di bontà non è generosità, ma uno scudo contro un passato innominabile.
Il baricentro del romanzo crolla quando la narrazione ci riporta indietro di venticinque anni, nel cuore di una township sudafricana. È qui che il realismo della Mantel si fa tagliente. Ralph e Anna, giovani missionari laici, si scontrano con l’orrore dell’apartheid, subendo carcerazione e deportazione. Ma non è solo la Storia a segnarli: è in quel contesto di violenza e sospetto che si consuma la tragedia che ha distrutto i loro sogni. L’Africa non è solo un’ambientazione, ma il luogo del ‘male assoluto’ che infetta il loro matrimonio per i decenni a venire.
Una volta svelata la verità sul trauma africano, il romanzo cambia pelle e diventa una riflessione brutale sull’impossibilità del perdono. Attraverso lo sguardo di Anna, Mantel ci pone domande che non hanno risposta: esistono ferite che il tempo non può rimarginare? La beneficenza può davvero lavare la colpa? L’autrice evita ogni melodramma, preferendo una tensione emotiva che cresce silenziosa sotto la superficie di una vita ordinaria.
Questa scrittura, fatta di osservazioni minuziose e sussurrate, trova nella traduzione di Giuseppina Oneto una voce straordinaria. La prosa resta fedele allo spirito della Mantel: è un bisturi che non cerca l’enfasi, ma la precisione, mantenendo intatta quella freddezza psicologica che rende il lettore non un semplice spettatore, ma un testimone della fragilità umana.


You must be logged in to post a comment Login