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Il fascino intramontabile del giallo condominiale: La portinaia del 17
C’è una grazia sottile e un’intelligenza affilata nel modo in cui Emma Cortesi, giovanissima autrice, classe 2001, fa il suo ingresso nella narrativa con La portinaia del 17. I segreti del Vieux Moulin, primo capitolo di una serie mystery pubblicato da Fazi Editore nella collana Darkside (197pp., 17 Euro). In un panorama letterario spesso dominato da noir cupi e violenti, Cortesi compie una scelta in controtendenza, recuperando la lezione dei grandi maestri del giallo classico e del cozy mystery per trapiantarla nel cuore di una Montmartre senza tempo. Tutto ha inizio al civico 17 di rue des Saules, al Résidence du Vieux Moulin, un microcosmo parigino dove la vita scorre apparentemente tranquilla tra il profumo di un pain au chocolat e le chiacchiere quotidiane. A rompere questo incantesimo non è uno sparo né una scena macabra, ma un dettaglio impercettibile per chiunque tranne che per la portinaia Berthe Marceau: settantaquattro anni, capelli di neve, un’eleganza innata e un’attenzione infallibile per gli abitanti del suo palazzo.
Quando il meticoloso Monsieur Gorin non scende alle sette in punto a ritirare Le Parisien, interrompendo una routine ventennale, Berthe comprende immediatamente che qualcosa non va. La sua intuizione si rivela tragicamente corretta quando, salita al secondo piano insieme al burbero ex commissario di polizia in pensione Antoine Lefevre, trova Gorin esanime su una poltrona. Sebbene la polizia affretti le conclusioni liquidando la morte come un banale attacco cardiaco, la scena appare fin troppo teatrale, con una tazza da tè caduta sul tappeto e un piattino rimasto in bilico sul tavolino. Spinti dal dubbio, Berthe e Lefevre danno vita a un’insolita indagine privata e rigorosamente riservata, condotta a colpi di cortesia, tazze di tè e sagaci intuizioni salendo e scendendo le scale del condominio. Scoperchiando la vita del defunto, i due scoprono che il riservato Gorin si nascondeva dietro lo pseudonimo di Amos Bellini, un apprezzato autore teatrale, e che vari inquilini del palazzo – dalla vedova Camille, che vive con sei gatti, all’attore Guillaume La Roche – mantenevano con lui legami tanto stretti quanto taciuti.
Tra vecchi diari, fotografie ingiallite e tracce di veleni silenziosi, l’alchimia tra Berthe e l’ex commissario dà vita ad un mosaico delizioso e spiazzante in cui ogni condomino nasconde un segreto.
Emma Cortesi dimostra una maturità di scrittura sorprendente per la sua età, regalando una prosa fluida e ricca di atmosfera capace di trasformare Montmartre e il palazzo del Vieux Moulin in scenari pulsanti di vita e ricchi di personalità. La portinaia del 17 si rivela così un esordio brillante, raffinato e incredibilmente godibile, un’opera d’atmosfera che celebra il valore dell’osservazione quotidiana ed è destinata a conquistare chiunque ami i gialli d’ingegno e la sottile arte di scoprire la verità guardando dietro le tende del vicino di casa.