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Il fascino del “Pinguino senza frac”
Silvio D’Arzo ha scritto il più bel libro per ragazzi, dopo Pinocchio. L e illustrazioni di Elisa Pellacani esaltano il percorso esistenziale del protagonista. Un’iniziativa editoriale di Consulta librieprogetti.
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Il messaggio di D’Arzo, sviluppato lungo il “crinale suggestivo della fantasia” (come ha scritto l’amico-studioso Luciano Serra), è intrigante perché rivolto ai giovani, ai ragazzi che si apprestano a comprendere e interpretare le mille suggestioni (spesso contraddittorie ed a volte del tutto negative) che provengono dalla società e dagli strumenti di comunicazione di massa. Ma è rivolto anche agli adulti (mostrando un’ambivalenza che conferma la cifra contenutistica degli scrittidarziani per ragazzi) ed appare paradigmatico nel rappresentare la situazione dell’italiano d’oggi che cerca con affanno una soluzione ai gravi problemi che lo assillano nella società, nella famiglia, nelle relazioni internazionali, e la trova confrontandosi con la realtà, con piena consapevolezza dei rischi e delle opportunità. Per questi aspetti il racconto darziano dimostra di essere un classico della letteratura contemporanea e di esserestraordinariamente attuale, come ha scritto Livio Sossi.
L’iniziativa editoriale dell’Editore Consulta librieprogetti(pp. 80, euro 15,00) appare meritoria non soltanto perché richiama l’attenzione sulla produzione darziana “per ragazzi”, ma soprattutto perché propone una lettura del testo che si sviluppa su due piani convergenti: attraverso il testo, ma anche per mezzo delle illustrazioni di Elisa Pellacani che descrivono, con rara efficacia, gli stati d’animo e le scelte del protagonista con segni e colori che ne esaltano il cammino esistenziale.
Il volumeè stato presentato in anteprima al Salone del libro di Torino e pochi giorno dopo a Reggio Emilia (presso la Biblioteca dei Musei civici) nell’ambito del progetto “il maggio dei libri” di MiBAC.
Il “Pinguino senza frac”, dopo aver assaporato il calore della miglior considerazione dei lettori e della critica in spazi a lui conosciuti, si appresta – trent’anni dopo l’edizione Einaudi ed a un decennio di distanza dall’algida proposta di MUP – ad affrontare l’ebbrezza di un viaggio ancor più lungo, approdando in ottobre a Barcellona tradotto per la prima volta in lingua catalana. “Si tratta di una scelta coraggiosa ma non casuale”, ci dicono i responsabili della casa editrice. Lasciando intendere che l’exploit potrebbe ripetersi anche in altri Stati ove la poetica darziana è già oggetto di studi e ricerche e vanta una consolidata cerchia di estimatori. In Catalogna l’evento sarà patrocinato dal locale Istituito italiano di cultura (emanazione del ministero degli Esteri italiano), evidenziando un’apprezzabile capacità di conferire dimensione internazionale ad un “fenomeno” letterario cui non è ancora riservato il meritato riconoscimento in patria.