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Il canto del pendolo: poesia delle radici per voce di donna

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“Letterature senza esercito” porta quattro serate tra poesia e arte figurativa alla Libreria Ubik Tiburtina: al centro, il femminile come fondamento del reale, tra classicità e presente

Una poesia che mette il corpo – poetico e vitale – delle donne come spazio di riscoperta di voci oblique e di rivendicazione di storie da sottrarre alla marginalizzazione del canone. Dal 20 al 23 ottobre, alle ore 18.30, la Libreria Ubik Tiburtina (via Tiburtina 367) ospita Il canto del pendolo, rassegna in quattro appuntamenti a cura di Pier Paolo Di Mino e Veronica Leffe, che si inserisce con questa intenzione all’interno della programmazione poetica del festival Letterature senza esercito. Il progetto, promosso da Roma Capitale, è vincitore dell’Avviso Pubblico per la realizzazione di iniziative di interesse per l’Amministrazione Capitolina, in collaborazione con Zètema Progetto Cultura. Il titolo omaggia un celebre saggio di Iosif Brodskij sull’arte poetica, che rivendica la capacità della parola di evocare, con una sola immagine, grandi narrazioni. Come nella tradizione dell’ut pictura poesis, ogni incontro sarà accompagnato dalle opere dell’artista figurativa Veronica Leffe, per riportare al centro dello sguardo il rapporto profondo, costruito su rimandi tessuti di suggestioni istintive e originali, che connette l’arte e la creazione poetica e quella figurativa.
I quattro appuntamenti della rassegna mettono a confronto altrettante opere contemporanee che, pur muovendosi nel presente, lasciano intravedere una continuità con la cultura classica: attraverso le strutture ritmiche e retoriche della poesia, i grandi racconti della realtà tornano comunicabili e condivisi. In questa edizione, la rassegna sceglie di dare voce alle scritture che raccontano, in termini umani e mitici, il femminile come dimensione originaria del reale — un filo che lega in particolare le due serate dedicate a due libri pubblicati dalla nascente casa editrice Connessioni, che sceglie questo luogo per porre la prima pietra di due nuove collane, due dichiarazioni d’intenti, per dare aria a voci poetiche intense e radicalmente autentiche.
20 ottobre — Prima tempesta di Susana Chávez Castillo
Una rassegna che si muova da queste premesse non può non muovere da una voce che fa “poesia scritta sul corpo”. Per questo Marco Cassini apre la rassegna raccontando Prima tempesta (SUR) di Susana Chávez Castillo, la voce che ha ispirato il movimento internazionale Non una di meno – Ni una menos. Una voce dirompente sia per meriti letterari che per valore civile, che si mette in naturale connessione con le voci delle donne nel mondo: per questo, sarà il cuore di un dibattito con un gruppo di lettura interamente al femminile.
21 ottobre — Ingannevole più di ogni altra cosa, di Nicola Argenti
Il secondo appuntamento mette in rilievo il profondo legame tra il festival e la nascente casa editrice Connessioni, che nelle motivazioni su cui si regge il festival trova il senso della propria attenzione rivolta alla poesia. Per questo, proprio nella rassegna, in anteprima, Nicola Argenti, direttore del giornale indipendente KR, cofondatore del Chiosco Letterario, presenta la sua ultima silloge poetica insieme a Maria Franzè e Giorgio Galli, autore della prefazione al volume.
Pubblicato da Connessioni come primo titolo della collana Sentieri Interrotti, Ingannevole più di ogni altra cosa prende il titolo da un versetto di Geremia sull’inganno del cuore, portandolo fuori dal sacro per farne il punto di partenza di una raccolta che indaga come il cuore, gli oggetti e i ricordi possano tradire chi li osserva. Divisa in tre sezioni — Della materia immobile, Ingannevole più di ogni altra cosa e Finzioni — l’opera attraversa oggetti domestici, infanzia, corpo, paternità e paesaggi urbani, alternando componimenti brevi e quasi epigrammatici a testi più distesi, in una lingua piana ma percorsa da scarti improvvisi e giochi di parola.
«L’unica soluzione è raggiungere l’accettazione dopo aver negato», scrive Giorgio C. Galli nella prefazione al volume, «ammettere la sconfitta del tentativo di arrivare alle cose ultime dopo averlo tentato, riabilitare, in quanto imprescindibile, l’errore.»
Nicola Argenti, tra i fondatori del Comitato Inchiostro, conferma così una vivida vocazione letteraria, già solidamente dimostrata dalla silloge La rosa nel magma, dalla raccolta di racconti Di uomini e mostri e dal romanzo L’esercizio involontario del sogno.
22 ottobre — Senza mai darsi pace. Vita e poesia di Assunta Finiguerra, di Filippo Golia
Nel dialogo tra immagine, identità e radici in un territorio, la Lucania, che merita di essere ancora molto illuminata come luogo creativo e per le voci che sa offrire, Filippo Golia racconta il suo libro dedicato alla poetessa Assunta Finiguerra insieme a Pier Paolo Di Mino e Veronica Leffe, autrice del ritratto di Finiguerra in copertina e delle opere che accompagnano la rassegna. Pubblicato da Connessioni con la prefazione della premiata autrice Claudia Durastanti e un ricordo di Guido Oldani, il volume apre la collana Passo a Due e ricostruisce la vicenda umana della poetessa a partire dalle origini familiari a San Fele: gli studi interrotti dopo la quinta elementare, il lavoro di sarta che si intreccia con urgenze e interessi, una vocazione poetica esplosa quasi improvvisa e affidata al dialetto, per radicarsi ancor più strettamente alla propria terra nonostante il trasferimento a Roma, dove Finiguerra diventa una presenza nota nelle letture poetiche dei primi anni Duemila. Una voce tanto riconosciuta e apprezzata da essere approdata, in pochi anni, nel catalogo della celeberrima collana di poesia Bianca di Einaudi. Un percorso umano e letterario, breve e folgorante, segnato da un cuore ribelle, caparbio e indomito.
Quella tra Finiguerra e Golia è una «danza letteraria», come la definisce Claudia Durastanti nella sua prefazione: un’appartenenza che non è isolamento, ma forza delle radici, che Finiguerra, come scrive Oldani, manipola da «raffinato fabbro del suo dialetto», animato da grande vigoria concettuale.
«Finiguerra ha usato la propria voce come una bocca alla ricerca di un grido, ma invece di urlare, ha sussurrato e bisbigliato suoni duri e misterici che non si possono dimenticare».
— Claudia Durastanti
23 ottobre — Storia Aurea, di Pier Paolo Di Mino
Chiude la rassegna Storia Aurea di Pier Paolo Di Mino, primo nucleo del più ampio progetto Lo splendore, raccontato ancora attraverso le immagini di Veronica Leffe: il racconto di quella ricchezza imperfettibile e oscura che si trova alla fine di ogni viaggio. Con il rimando a Odisseo, con le sue derive, i suoi sbagli imperdonabili e il suo bagaglio di sapere, conflittuale, e capace di essere, a un tempo, assoluto quanto svagato e leggero, si chiude una rassegna che, dalla militanza al mito, trova nella forza della vita fattasi strumento poetico il suo centro.
La programmazione poetica di Letterature senza esercito prosegue poi il 31 ottobre, alle ore 17.30, nella Sala degli Affreschi dell’Università Sapienza di Roma, con Resistenza, patria interiore. Scritture migranti, scritture in rivolta, in collaborazione con l’Associazione Calabresi Capitolini

Informazioni e prenotazioni per il pubblico

www.festivalletteraturesenzaesercito.it

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