Articoli & Approfondimenti
Fuoco e forma. Jung, Dante e il Libro rosso
Con Fuoco e forma. Jung, Dante e il Libro rosso (Moretti & Vitali, 2025), lo psicoanalista Tommaso Priviero offre un’opera originale e coraggiosa, capace di intrecciare letteratura, psicologia analitica e storia delle religioni. Il volume nasce da una ricerca pluriennale che lo studioso ha condotto all’University College London, e si muove attorno a una tesi suggestiva: la Divina Commedia e il Liber Novus di C. G. Jung possono essere letti come due viaggi visionari che, pur separati dai secoli, si illuminano a vicenda.
Il titolo richiama le due polarità che strutturano l’esperienza interiore: il fuoco della trasformazione psichica, l’irruzione dell’energia numinosa che destabilizza l’io, e la forma come necessità di dare ordine e figura al caos dell’esperienza, attraverso il linguaggio poetico e simbolico. Dante e Jung condividono questo doppio movimento: la catabasis: la discesa nei meandri dell’inconscio o nei gironi dell’Inferno, e la costruzione di una forma che renda dicibile e comunicabile la traversata; per poi giungere all’anabasis: alla salita ‒ dopo una via all’insegna dell’autoconsapevolezza critica ‒ verso l’individuazione o i cieli del Paradiso.
Priviero articola il suo studio attraverso nuclei tematici che mettono in risonanza i due autori. Il concetto di metanoia – trasformazione e rinascita dell’anima – appare come chiave sia del doloroso percorso dantesco che della crisi junghiana all’origine del Libro rosso. Le topografie interiori (la foresta, il deserto, la montagna) emergono come scenari simbolici condivisi, che incarnano il rapporto tra smarrimento e ascesa. Centrale è la riflessione sulla funzione compensatrice del diavolo, figura che non è soltanto ostacolo ma anche motore del cambiamento ristrutturante (la psiche o l’anima che dir si voglia).
Un altro punto forte è l’analisi dell’archetipo della guida: Virgilio per Dante e Filemone per Jung svolgono un ruolo affine, accompagnando il protagonista verso una regione psichica altrimenti inaccessibile. Lo stesso vale per l’immaginario femminile, in cui la Beatrice dantesca dialoga con le figure dell’Anima junghiana, fondendo dimensione erotica e tensione spirituale. L’itinerario si compie infine nella simbologia del mandala, che nel Liber Novus diviene immagine di totalità e riconciliazione: parallelo al cosmo ordinato della visione dantesca.
Il volume non si limita a un confronto tematico, ma propone un metodo: leggere i testi visionari come campi simbolici che permettono di attraversare l’esperienza psichica nella sua dimensione integrale. In questo senso, Priviero contribuisce a rinnovare sia gli studi danteschi sia la ricezione contemporanea del pensiero junghiano. L’interdisciplinarità è qui al servizio di una comprensione più ampia dell’umano, capace di unire poesia, psicologia e spiritualità.
La prefazione di Sonu Shamdasani, massimo esperto del Libro rosso, e la premessa di Marco Garzonio sottolineano il rilievo del lavoro, collocandolo nel solco di una ricerca internazionale sulla psicologia analitica. Se il testo chiede al lettore una certa familiarità con il linguaggio junghiano, la chiarezza dell’esposizione e la forza delle immagini ne fanno un’opera accessibile anche oltre l’ambito specialistico.
In definitiva, Fuoco e forma si presenta come un contributo di notevole valenza, che invita a leggere Dante e Jung non come autori separati da epoche e discipline, ma come due esploratori del viaggio interiore. Priviero mostra come, ieri come oggi, l’esperienza del fuoco psichico abbia bisogno di una forma poetica per diventare conoscenza condivisa. È forse questo il lascito più fecondo del suo libro: ricordare che ogni autentica trasformazione spirituale nasce dal dialogo tra visione e parola, tra esperienza e simbolo.
Tommaso Priviero, Fuoco e forma. Jung, Dante e il Libro rosso, Moretti&Vitali, pp. 199, euro 18,00