Lo Zibaldone - Recensioni
Eredità Bretone
di Claudio Filippello
E’ in libreria, con Neri Pozza, per la Collana I neri, l’VIII romanzo di J.l. Bannalec (pseudonimo dello scrittore tedesco Jörg Bong) della fortunata serie che vede al centro della scena il Commissario Georges Dupin: “Eredità bretone. Catena di delitti a Concarneau. Un caso per il commissario Dupin” (256 pp, €18), per la traduzione di Roberta Scarabelli. Un personaggio e una ambientazione che hanno conquistato un vasto pubblico, anche grazie alla trasposizione televisiva della serie (in Italia ad opera di RaiPlay).
Tutti i romanzi della serie sono ambientati nella Bretagna, tanto amata dall’Autore, che diventa una vera e propria protagonista della narrazione, al punto tale da costituirne un punto di forza: “C’erano giornate in cui il mondo non era altro che cielo. Come quel 24 maggio, inondato di luce, radioso, limpido, chiuso, come appena lavato. La volta celeste sembrava ancora più ampia, ancora più alta del solito. Dava l’impressione che lo spazio si espandesse, che l’atmosfera terrestre si spingesse più in profondità dell’universo….”. Questo l’incipit del romanzo.
Quella di Bannalec è una tela sulla quale egli descrive con un tratto impressionista un paesaggio aspro, coi i suoi golfi, le sue scogliere, le sue spiagge risucchiata da un oceano reclamante, in cui il lettore viene immerso e dove vorrebbe essere catapultato per vivere quasi da spettatore adorante il racconto che si appresta a leggere.
Ma ecco che a strappare la tela di questo quadro, arriva il trillo di telefono che trova il nostro Commissario sdraiato sull’erba, su di un altopiano a picco sul mare, ad un’altezza di 72 metri, in un momento di riposo nella sua amata Concarneau: sono la Sig.ra Chaboseau, la moglie del dottor Pierre Chaboseau… E’ morto! mio marito … E’ caduto dal suo studio all’ultimo piano”.
Il corpo del Dr. Chaboseau ora giace sul cortile di casa, dopo un volo di 15metri – nello stesso palazzo in cui ha sede il ristorante preferito di Dupin, l’Amiral – in una pozza di sangue, con accanto mille schegge di vetro che riflettono alla luce del sole come fossero decorazioni, quasi certamente spinto da qualcuno contro la vetrata panoramica del suo studio. La vittima è un medico, appartenente ad una delle più ricche ed influenti famiglie di Concarneau.
Un crimine all’apparenza inspiegabile. Con una passione per il mondo dell’arte, il Dr. Chaboseau era anche un abile imprenditore con interessi in diversi settori, dalla nautica alla industria conserviera ittica, all’immobiliare, socio in affari con i suoi amici Brecan Priziac, farmacista, e Jodoc Luzel, commerciante di vini.
Siamo alla vigilia della Festività di Pentecoste e Dupin avrà bisogno della sua squadra al completo, in particolare degli ispettori Riwal e Nolwenn, per cercare di dipanare quello che appare un mistero inspiegabile. Il Dr. Chaboseau non aveva nemici.
Le indagini porteranno ben presto la squadra di investigatori a scavare nella storia della città, nei suoi misteri passati. “Quando ci sono di mezzo le antiche famiglie ricche, si tratta quasi sempre anche di soldi, affari, relazioni, potere. E molti di questi interessi affondano nel passato”.
A Concarneau c’era già stato un tentato omicidio all’Amiral nel lontano 1931, con la stricnina. Ma era successo in un romanzo, nel “Cane giallo” si Georges Simenon, uno dei casi più famosi di Maigret, il più grande Commissario di tutti i tempi, ambientato proprio nella cittadina bretone del Finistère.
Ma le indagini sull’uccisione del Dr. Chabouseau si complicheranno ulteriormente a causa della successione di altri eventi delittuosi che si verificheranno a Concarneau, all’apparenza non direttamente connessi tra loro. Eppure, un filo sottile che li accomuna ci dovrà pur essere.
Un giallo da maestro quello di Bannalec, dove l’indagine si svolge in modo metodico, senza tralasciare l’aspetto psicologico dei personaggi, con una maniacale attenzione verso la ricostruzione minuziosa e particolareggiata degli eventi. Una narrazione fluida, in cui il livello di suspence non consente distrazioni da parte del lettore, il quale si sente direttamente coinvolto nelle indagini, alla ricerca delle possibili soluzioni ai continui colpi di scena che si susseguono senza sosta lungo tutta la narrazione. in un labirinto di segreti ed ambiguità.
Insomma, una lettura coinvolgente, arricchita da un’esperienza paesaggistica e culturale di grande qualità.
Infine, un punto di forza del romanzo è l’espediente narrativo dell’Autore, e cioè l’aver chiamato in causa nientepopodimeno che Georges Simenon, e uno dei suoi romanzi, “Il cane giallo”, ambientato proprio a Concarneau, la cui lettura fornirà a Dupin la chiave di lettura degli avvenimenti su cui si trova ad indagare.