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‘E lui sarà Levon’: l’incendio delle anime nella Los Angeles di Alessio Pizzicannella
di Elena D’Alessandri
Il nuovo romanzo di Alessio Pizzicannella, E lui sarà Levon, edito da Jasa Edizioni (256pp., 18 Euro), si presenta come un’opera potente e trasversale che affonda le proprie radici nel poliedrico background dell’autore. Fotografo di fama internazionale e sceneggiatore cinematografico, Pizzicannella infonde nel testo uno sguardo visivo rarissimo, frutto di un progetto nato originariamente per lo schermo e già celebrato in contesti prestigiosi come il Sundance e l’Austin Film Festival. Questa genesi cinematografica si riflette in una narrazione corale di straordinaria intensità, resa ancora più preziosa da una serie di scatti in bianco e nero che intervallano le pagine, creando un dialogo costante e suggestivo tra la parola scritta e l’immagine fotografica.
Ambientato in una Los Angeles cupa e vibrante, il libro esplora le contraddizioni di una metropoli che diventa metafora del nostro tempo, un luogo di contrasti feroci dove la ricerca della purezza si scontra quotidianamente con l’abisso delle dipendenze. Attraverso una scrittura cruda ma venata di poesia, l’autore mette a nudo la deriva di una società contemporanea che ha trasformato la spiritualità e la fede in strumenti di autopromozione e merce di scambio, svuotando di senso la ricerca del sacro. Al centro del racconto si muove una moltitudine di anime perse, uomini e donne che lottano per un riscatto che appare sempre fuori portata, schiacciati da un sistema in cui il privilegio di pochi soffoca sistematicamente i bisogni della collettività.
In questo scenario, i sogni e i fallimenti dei protagonisti si intrecciano in una danza disperata, mostrando come ogni ideale o speranza finisca inevitabilmente per bruciare. Il lettore si trova immerso in una realtà dove la lotta per la sopravvivenza è l’unica costante, mentre ciascun personaggio tenta vanamente di salvarsi da un incendio interiore che sembra impossibile da estinguere. Pizzicannella non fa sconti e ci consegna un ritratto spietato ma profondamente umano, in cui la bellezza degli scatti in bianco e nero fa da contraltare alla cenere di esistenze che cercano, nell’oscurità di una città che brucia, un’ultima, autentica scintilla di salvezza.


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