Lo Zibaldone - Recensioni

Appunti dalla divina tragedia

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di Gordiano Lupi

Gabrielle Micozzi è un esperto di management e comunicazione strategica – materie che insegna in prestigiose università – ma nel tempo libero dagli impegni professionali s’inventa poeta sperimentale e debutta nel mondo della letteratura con Erosferica (Transeuropa, 2025), una silloge concepita per fondere poesia, teatro e immaginario cinematografico (FilmBook). Subito dopo dà alle stampe Peccati, perversioni, Preghiere (Edizioni Attraverso, 2025) con lo scopo di “misurare le nostre morti in vita, le nostre estasi”, non un’opera religiosa ma umanistica, scritta da un autore che crede nell’uomo e nella sua capacità di rigenerarsi, di migliorarsi. Ultimo prodotto in ordine di tempo Appunti dalla divina Tragedia (Gfe, 2026) – dedicato ai disubbidienti e ai resistenti, con i quali il poeta pare trovarsi in sintonia – con una bestia in copertina, in prima fila, come sentinella, pensata per difendere la biodiversità umana, “quella dei corpi che resistono storti, rotti, ostinati”. Micozzi procede nel solco della sua idea che prevede i KPI per misurare non performance aziendali ma “colpa, costo, coraggio; il peso di un silenzio, il prezzo di una scelta, i battiti buttati”. I testi a margine sono Note Film Book (come in passato), ergo teatro, cinema, immagini, poesia, letteratura in divenire, narrazione dell’esistente. Il libro è diviso in sezioni dantesche: Inferno, Purgatorio, Paradiso, ma l’originalità è totale. Micozzi parla di guerra in Ucraina e Striscia di Gaza – bombe che cadono a bucare sogni -, prigionieri digitali che pensano ai followers di Corona e Diprè, battaglie antiche che rievocano orrori contemporanei e prevedono follie future. Non mancano gli olocausti del passato, il dramma degli Armeni, i genocidi del quotidiano – ai quali prestare un istante di attenzione -, le misure dell’orrore e le metamorfosi urbane. Il lettore non troverà consolazione nei versi scarni e taglienti di Micozzi, ma pugni nello stomaco, utili per risvegliare sensi assopiti e sdegno in congelatore, ormai da troppo tempo. Segnalo un interessante “Biograficidio, dedicato a Carlo Urbani – che firmò con la propria morte – e a ogni corpo che si china su un altro corpo”. Poesia politica – perché tutto è politica -, poesia ribelle – perché senza rivolta si va poco lontano -, poesia della comunicazione – per chi non ha più parole. Il poeta è consapevole che il tempo medio di ascolto del lettore è undici secondi, come per una scrollata social, ma procede senza scomporsi nel tentativo di sconvolgere chi da tempo è refrattario all’orrore. Uno spazio è dedicato agli sportivi coraggiosi, gente come Pantani, Zanardi, Chechi, Sinner e Bebe Vio, per mettere in evidenza doti morali e passione. Qualche verso estrapolato da “Preghiera del diventare”: “Non pregare per tornare / Prega per diventare. / Sii felce: / rinascita che non era scomparsa – / era solo stretta in pugno. / Fatti creta: / accetta il pollice, / e la forma ti accade. / Sii (o scegli altro) ulivo: / torci senza spezzarti, / bevi dalla pietra, / porta una foglia che è argento e lama. (…) / Sentenza: / Non guarire. Non tornare. Non pregare. / Diventa. / La preghiera più alta è un verbo / che le radici coniugano nel buio / senza sapere di parlar”. L’autore è convinto che le sue venti stazioni di poesia narrativa non vanno lette ma attraversate, è dall’analisi profonda di quel che sentiremo che usciremo diversi. Il mondo letterario italiano ha bisogno di poeti come Gabriele Micozzi, capaci di affondare il bisturi nelle ferite della vita, anche se il compito più difficile (in tempi di social) sta nel trovare lettori che vogliano andare oltre le mode del momento.

Gabriele Micozzi
Appunti dalla divina tragedia
Edizioni GFE – Euro 18

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