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Eventi culturali

A teatro con “Misurare il salto delle rane”

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di LORENZO POMPEO

Di fronte all’inquietudine del presente, il teatro di Carrozzeria Orfeo compie una virata inaspettata. Con Misurare il salto delle rane, in scena al Teatro Vascello di Roma fino all’8 febbraio dopo il debutto in prima nazionale al Campania Teatro Festival, la compagnia abbandona (almeno in parte) le iperboli distopiche e la satira urticante per immergersi in un’atmosfera più intima, rarefatta, quasi crepuscolare. Un cambio di passo premiato dal recente Premio della Critica (ANCT) 2025, che ha riconosciuto al lavoro di Gabriele Di Luca e Massimiliano Setti lo spessore di uno dei migliori allestimenti della stagione.
Sotto la superficie di questa “dark comedy” ambientata in un borgo lacustre degli anni ’90, pulsa un tema di bruciante attualità: la condizione femminile e la capacità di resistere a un destino imposto. La trama ci porta in un microcosmo isolato tra la nebbia e il fango di una palude. Qui vivono Lori, Betti e Iris, tre donne di generazioni diverse legate da un lutto irrisolto che risale a vent’anni prima. La scena, curata con precisione cinematografica da Enzo Mologni, è un interno che sa di antico, di polvere e di silenzi, sovrastato da una natura che non è sfondo, ma protagonista ingombrante e minacciosa. In questo habitat si consuma il dramma della “normalità”: quella richiesta dalla società, dalla famiglia, dai ruoli predefiniti di madre, moglie o figlia ideale.
Il titolo, enigmatico ed evocativo, si riferisce alla bizzarra ossessione di Betti, interpretata da una straordinaria Chiara Stoppa, che allena rane per gare di salto. Ma la metafora è trasparente: il salto di una rana è misurabile, prevedibile, tecnico; quello di un essere umano sull’orlo dell’abisso, no. È il salto verso l’ignoto, verso la libertà o, a volte, verso la follia come unica via di fuga da un patriarcato rurale che, sebbene collocato temporalmente trent’anni fa, riflette dinamiche di oppressione ancora drammaticamente presenti nel nostro tessuto sociale.
Gabriele Di Luca, autore della drammaturgia, e Massimiliano Setti (che firma la regia con Di Luca e le musiche originali) costruiscono una partitura emotiva delicata e crudele. Le tre protagoniste – oltre alla già citata Stoppa, Elsa Bossi e Marina Occhionero (o Noemi Apuzzo nelle repliche) – incarnano tre stadi del dolore e della reazione. Il “tema sempre attuale” risiede proprio nella rappresentazione di un universo femminile che non accetta più di essere definito dall’assenza o dal fallimento degli uomini (qui figure d’ombra o fragilità insostenibile). Il salto che queste donne sono chiamate a compiere non è un atto di eroismo eclatante, ma una silenziosa, sofferta e autentica ricerca di sé.
Carrozzeria Orfeo dimostra una maturità nuova. Se in passato la loro forza risiedeva nel colpire lo spettatore con la violenza del paradosso, qui scelgono di accarezzarlo con una poesia dolente, senza però rinunciare a quel graffio di ironia nera che è il loro marchio di fabbrica. Si ride, sì, ma è un riso che serve a respirare tra un’apnea e l’altra. Uscendo dal teatro, resta addosso la sensazione che la salvezza non stia nella misura, ma nel coraggio di saltare comunque, anche quando non si vede la sponda opposta.

Misurare il salto delle rane. REGIA: Gabriele Di Luca e Massimiliano Setti. DRAMMATURGIA: Gabriele Di Luca. SCENOGRAFIA: Enzo Mologni. ATTORI: Elsa Bossi, Noemi Apuzzo/Marina Occhionero, Chiara Stoppa. PRODUZIONE: Fondazione Teatro Due, Accademia Perduta, TSA, Teatri di Bari, Campania Teatro Festival. DATE: Roma (fino all’8/02/26), Porto S. Giorgio (10/02), Urbino (11/02), Reggello (13/02), Varese (19/04), Milano (21-26/04).

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