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Letteratura

Uno sguardo ferito

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Di Adriana Lazzini

Il lettore occidentale rimane sempre colpito leggendo la storia di un paese musulmano coi suoi retaggi religiosi e culturali, le sue ristrettezze rispetto alla figura della donna e il suo rapporto privo di senso con la vita e la morte, soprattutto quando è attraverso “Uno sguardo ferito” di Hassan che oltre a raccontarci le proprie vicissitudini con la sensibilità di un adolescente, vive una condizione di menomazione della vista che man mano lo abbandona. Hassan alias Rabah Belamri, l’autore algerino che al pari del personaggio del suo romanzo ha perso la vista a causa del distaccamento della retina, è un liceale che vive tra marzo e settembre i mutamenti legati all’arrivo dell’indipendenza algerina dai Francesi, avvenuta nel 2 luglio del 1962. Hassan assiste alle contraddizioni forti di un popolo che ancora percorre le fasi di una storia in cerca di una lontana civilizzazione scontrandosi, suo malgrado, con la povertà, la ritrosia, la religione ottusa e l’ignoranza che “pur se nutrita di buone intenzioni, non può che essere devastante.” La famiglia di Hassan, il padre bottegaio e la madre che nella sua disperata volontà di aiutarlo a guarire dall’incombente cecità lo porterà da sheikh, guaritori dotati di un magico spiritualismo, gli cucirà talismani da indossare, vive in un villaggio dove le donne ancora vengono scelte in moglie attraverso gli accordi tra i padri e se per caso subiscono violenza, pur essendo bambine, i fratelli devono avvelenarle per ristabilire l’onore della famiglia.
Questa è la realtà di Hassan che verrà condotto ad Algeri dal fratello arruolato fra le fila francesi, ma refrattario all’esercito. Fra gli algerini alcuni prendono parte come ausiliari paramilitari all’esercito francese, gli harki, controllori che spadroneggiano coi propri fratelli, altri mantengono salda la propria lotta alla resistenza, i fellaga, membri del Fronte di Liberazione Nazionale. Hassan vivrà il suo dramma personale con la disinvolta incoscienza di un adolescente che all’ospedale algerino farà amicizia con l’infermiera francese, solidarizzerà coi pazienti del suo reparto di oftalmologia e sarà come ogni suo coetaneo colto dai turbamenti verso l’altro sesso, la cugina al villaggio e la ragazzina francese figlia del funzionario dell’ospedale che lo ospita. Ogni cosa sarà per lui normale e al tempo stesso figlia di un tempo di guerra, di trasformazione e inevitabile stordimento.
Dopo i mesi di degenerazione della vista, trascorsi in un tempo inconcludente e inutile al villaggio, quando nessuno della famiglia aveva potuto accompagnare Hassan per le necessarie e tempestive cure all’ospedale in Algeri, la medicina non potrà più salvarlo e i suoi occhi cesseranno di vedere in una cornice di rassegnato fatalismo.

Rabah Belamri
Uno sguardo ferito
Mesogea Edizioni, 2013
pp.197, Euro 16,50

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