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Viaggi

Scrittori all’ombra della Mole (parte III)

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Prosegue il nostro viaggio materiale e ideale attraverso Torino, in compagnia delle grandi personalità che l’hanno amata

di LAURA MUSSO

Saliamo al Monte dei Cappuccini. Due giovani osservano con noi la città: Carlo Levi e Piero Gobetti. Qui c’è il Museo della Montagna, dedicato ai coraggiosi pionieri di spedizioni artiche, e temerarie scalate, che hanno aperto nuove vie sulle più alte vette.

Come il Po, anche la collina torinese ha uno stretto legame con Cesare Pavese: nei suoi romanzi è il luogo della libertà e dello svago. Come ricorda Natalia Ginzburg, “il paesaggio, al margine della città e sul limitare dell’autunno, che lui amava”. Jean-Jacques Rousseau la definì “il più bel quadro che possa colpire l’occhio umano”, Cesare Balbo “un paradiso terrestre”.

Una camminata e siamo al colle di Superga e alla basilica omonima: di fronte il massiccio del Monte Rosa. Un mezzo più comodo per salire a Superga, e sicuramente divertente per i bimbi, è la tranvia a cremagliera – inaugurata nel 1884 –, che parte da Sassi e s’inerpica sulla collina. Una lapide ricorda lo schianto dell’aereo che il 5 maggio del 1949 riportava a casa da Lisbona la squadra di calcio del “Grande Torino”.

Riprendiamo il nostro itinerario: sulla strada verso Pecetto incontriamo la casa di Barbara Allason, scrittrice torinese, dove negli anni Trenta si riuniva il gruppo “Giustizia e Libertà” – come racconta in Memorie di un’antifascista –, formato da intellettuali, artisti e industriali. In Vecchie ville vecchi cuori descrive nei minimi dettagli tutte le ville o “vigne” della collina torinese.

Sull’antica strada collinare troviamo Villa Mescià, residenza di Costantino Nigra, segretario di Massimo D’Azeglio e autore di una raccolta di Canti popolari piemontesi.

Eccoci al colle della Maddalena: nel parco della Rimembranza c’è la statua-faro della Vittoria alata, commissionata nel 1928 dal senatore Giovanni Agnelli allo scultore Edoardo Rubino, e donata alla città per il decennale della vittoria nella Prima Guerra. Alla base la dedica di Gabriele D’Annunzio.

 

(Torino e l’auto il nostro prossimo itinerario)

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