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Il libro del mese

“Nessuno scrive al federale” di Andrea Vitali, in omaggio per i nuovi abbonati

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Le rive del lago di Como sono punteggiate da paesi dove non succede granché. Tranne a Bellano. Nell’ultimo anno e mezzo il Federale del fascio ha dovuto sostituire già due segretari della sezione locale del partito. Il primo a saltare è stato Bortolo
Piazzacampo, detto Tartina, per una vicenda legata alle bizzarrie di un toro. Il secondo è stato Aurelio Trovatore, che ha deciso di
accasarsi in quel di Castellanza preferendo l’amore alla patria. Ora ha nominato Caio Scafandro, un pezzo d’uomo che usa le mani
larghe come badili per far intendere le proprie ragioni. Avrà la forza d’animo, visto che quella fisica non difetta, per mantenere
l’incarico? Perché nel passato dello Scafandro qualche fantasma c’è. E più di uno lo sa. Basterebbe una parolina sussurrata all’orecchio del Federale e anche il terzo segretario del fascio farebbe la fine dei precedenti. Per questo, lo Scafandro ha preso le sue contromisure senza preoccuparsi di sconfinare nell’illegalità. E lì appunto si trova il maresciallo Ernesto Maccadò. Fresco padre di Rocco, la mattina del 20 novembre 1929 il maresciallo scampa per un pelo a una disgrazia: un oggetto metallico scaraventato giù in contrada da un potenziale assassino. Chi sarà mai quel deficiente?

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