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Lo Zibaldone

Nel segno di Dio, la prospettiva ultima di guardare le cose

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di Carla Iannacone

 

“La poesia è come l’acqua, gira in tutti i canali che trova”. Letteratura, poesia, musica, religione… e Premio Strega. Questo e molto altro nell’intervista che segue a Davide Rondoni

 

L’ultimo libro edito da San Paolo Edizioni si chiama Il bacio di Siviglia. Al centro del romanzo le vicende di un giovane dissoluto, ammirato per essere uno spudorato seduttore di donne di ogni classe sociale: il suo nome è Miguel Mañara, anche se questa definizione suona molto riduttiva visto che il vero protagonista di questa vicenda è l’amore.

Di amore si parla sempre poco o male, così come avviene con la poesia. Per fortuna esistono ancora grandi poeti in grado di sopperire a questa penuria di sentimenti e di passioni genuine, frutto di cattive convenzioni sociali e di un uso distopico della parola.

Davide Rondoni è uno di questi. Da sempre cultore della poesia e amante dell’amore, oltre che saggista, critico, autore di teatro e traduttore – è opinionista di Avvenire e alcuni suoi articoli sono apparsi nel supplemento domenicale de Il Sole24ore oltre ad aver fondato, insieme a Gianfranco Lauretano, la rivista ClanDestino di cui è direttore responsabile –, chi meglio di lui poteva spiegarci il valore, l’arte, il mistero profondo che si cela nella poesia e nella letteratura?

I libri oggi non sono più quelli di una volta, sono solo delle belle copertine con un titolo ad effetto stampato sopra. Gran parte di questi libri occupano gli scaffali delle librerie, è un po’ come andare al mercato della frutta ed essere attratti dal colore e dalla forma delle arance, dei pomodori, delle fragole, delle ciliegie, delle mele… tornati a casa, una volta sbucciate, cotte o spremute ci si accorge che non hanno sapore. Come si è giunti a questo punto? Come si è evoluta la letteratura nel tempo?

Per fortuna non è tutto così. Ci sono un sacco di buoni libri, che vale la pena “sbucciare”, certo l’editoria in parte si è evoluta in senso mercantile (del resto l’editore in molti casi è un imprenditore, per quanto anomalo per genere di merce e per organizzazione del mercato) e questo porta a seguire le direttive, le consuetudini del mercato e dei suoi riti e, a volte, dei suoi sconci rituali. Ci sono anche editori che non rinunciano alla loro precipua vocazione culturale. La letteratura non so se “si evolve”, l’arte della parola non cambia nella sua tensione fondamentale di dire il mondo, di inseguirne il mistero, di raccontarne le fattezze fuggenti e memorabili… cambiano gli stili, le fortune, i supporti.

Lei è anche un poeta. La poesia non è un genere che riscontra grandi consensi di pubblico e di editori (eppure i grandi scrittori sono stati, prima di tutto, dei grandi poeti). Non pensa che, anche questo, è cattiva cultura? In che modo riscatterebbe la poesia?

La poesia non ha bisogno di essere riscattata, magari liberata da certe deviazioni metodologiche scolastiche sì (e su questo ho scritto un libro Contro la letteratura. Un strage di scrittori a scuola di cui uscirà a settembre una nuova edizione). Gli editori la stampano poco? Beh, lei gira in altri modi, come voce, come appunto in internet, come radio, come lettura pubblica o intorno al fuoco. La poesia è come l’acqua, gira in tutti i canali che trova. È sempre stato così. Non bisogna valutare la vita della poesia con il numero di libri. E poi ci sono molti luoghi comuni su questa cosa, ad esempio so che il “meridiano” (La verità della poesia. Il «meridiano» e altre prose Einaudi, pp. 93 euro 14,00) ovvero un libro costoso delle poesie di Paul Celan (non un poeta semplice) ha venduto più di undicimila copie. Non sono tanti i narratori che ci arrivano… e poi quanti libri ha venduto Dante? E Leopardi? E Ungaretti? E Lorca?

Nella sua carriera, a quali poeti/scrittori si è ispirato e a quali si ispira ancora?

Siamo nel paese nella lingua con i più bravi poeti della storia, da Dante a Leopardi a Luzi. Per me è stato importante l’incontro con i maledetti, “ma sarebbe meglio chiamarli assoluti” come dice Verlaine in quella magnifica antologia. Ho tradotto due volte Rimbaud e Baudelaire.

“La poesia mette a fuoco la vita” si legge appena si entra nel suo blog. È corretto dire che la poesia ha a che fare con Dio?

Non è scorretto, per molti criticuzzi e poetucoli è scorretto. Vorrebbero eliminare il problema di Dio dalla vita e quindi dalla cultura umana, ma così facendo rendono la cultura stessa poco interessante. Senza il problema di Dio, ovvero del significato, e della prospettiva ultima in cui guardare le cose, la cultura diviene solo dibattito noioso di opinioni in cui prevale il più forte. E la poesia una decorazione intellettuale. Quindi è scorretto, e io sto in tale scorrettezza.

Da un abstract de Il Sole 24 Ore c’è un articolo a sua firma, Di lui i migliori dicevano che fosse il migliore, riferendosi a Davide il re dei poeti e autore dei Salmi (per una strana coincidenza Davide è anche il suo nome, che in ebraico vuol dire “amato”). Qual è stato l’autore fino ad oggi, includendo anche lei nella lista, che ha incarnato di più la figura del poeta?

La figura del poeta non si incarna in qualcuno come se fosse uno spirito divino. La poesia è un arte umana, e avviene in tante sorprendenti figure diversissime tra loro. Montale era diverso da Ungaretti, no?

In un’intervista del ’66 John Lennon disse una frase che suscitò diverse reazioni, considerata anche molto provocatoria, “Siamo più popolari di Gesù Cristo. Non so chi morirà per primo tra il Rock and Roll e il Cristianesimo”. Lei cosa ne pensa?

Diceva spesso cose banali Lennon, e quella frase getta una luce sinistra su un certo modo idolatrico di intendere se stessi e la propria arte. In ogni caso, è evidente che per lui la “popolarità” era tutto. Direi che Michael Jackson e Madonna sono più popolari dei Beatles e che la moda del rock è passata abbastanza in fretta. Ma di palloni gonfiati è piena la storia.

“Lo scrittore è un uomo che più di chiunque altro ha difficoltà a scrivere” (Thomas Mann). Che rapporto ha con la scrittura?

Quando mi dicono «Ah che bello, scrivi poesie», rispondo che leggere le poesie è bello, scriverle un inferno.

Quest’anno si è giunti alla LXX edizione del Premio Strega. Della cinquina di libri che sono giunti al termine della gara ne ha letto qualcuno?

Non so quali siano. Non ho interesse per questo premio. Credo abbia un valore per chi le fa e le organizza, ma io non me ne interesso. La poesia è la mia arte e certo amo leggere anche romanzi e prosa, e qualche racconto lungo l’ho scritto anch’io (come l’ultimo appena uscito e sopra citato, n.d.r.) ma le vicende di classifiche o di premi della prosa mi interessano poco.

Non pensa che, negli ultimi anni, si è andato a sminuire il valore del Premio?

Non saprei giudicare. Ci andai solo una volta, perché la tv mi chiese di commentare un libro che era in finale, soprattutto ci andai perché essendo un autore della collana di poesie della Mondadori poi potei andare al buffet con due amici.

A vincere è stato Edoardo Albinati, con La scuola cattolica, per le edizioni Rizzoli. Lei invece a chi darebbe il Premio Strega?

A lei, Carla.

 

Costanza Carla Iannacone

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