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Cinema

Martin Scorsese si racconta

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Una lunga conversazione fra Martin Scorsese e il critico Richard Schickel, che segue lo sviluppo cronologico della vita personale e professionale del regista.  Un dialogo gustoso e pieno di informazioni preziose.

La realizzazione di un film spesso è raccontata attraverso i documentari, i libri e gli articoli che ne raccontano la genesi. Tuttavia, uno degli aspetti più interessanti, a parer mio, è il rapporto che si instaura fra attori e regista. Il modo in cui lavorano assieme  su un  personaggio, le improvvisazioni, le idee che gli attori sviluppano sul set senza discuterle con i colleghi o con lo stesso regista. Il modo, quindi, in cui gli attori principale diventano alter ego e portavoce del regista stesso, e come una sceneggiatura cambia in corso d’opera nei dialoghi e nello sviluppo psicologico dei personaggi. Questo modo di raccontare il lavoro del regista si trova in un bel libro, pubblicato dalla casa editrice Bompiani, Conversazioni su di me e tutto il resto (pp. 504, euro 22,50), che raccoglie una lunga conversazione fra Martin Scorsese e il critico Richard Schickel. Il dialogo che costituisce l’intelaiatura del libro segue lo sviluppo cronologico della vita personale e professionale di Scorsese, con piccole digressioni su qualche film che in seguito viene approfondito in modo più specifico. Scorsese è un newyorchese doc, la sua formazione avviene in questa straordinaria e complessa città. Soprattutto in un quartiere in cui la mafia italo – americana era una forte e difficile realtà. Molti dei personaggi dei suoi film più famosi sono prese dai ricordi della sua adolescenza, in particolare quelli che riguardano la mafia, come ad esempio “Quei bravi ragazzi”, “Casinò” e “Main Stret” dove i temi però non riguardano solo la criminalità organizzata ma anche il tradimento e la sua espiazione. Il tradimento, infatti, è un argomento molto trattato nel libro, perché sottende aspetti essenziali della cinematografia del regista newyorchese. Basti pensare a “The Departed” dove tutti tradiscono tutti, ma anche a “L’ultima tentazione di Cristo” dove Giuda interpreta un ruolo controverso. Tuttavia l’aspetto più curioso del libro è il suo rapporto con gli attori. Robert de Niro in primis, che è diventato un suo alter ego e con il quale ha costruito personaggi memorabili come il protagonista di “Casinò” e di “Taxi Driver”, e anche star del calibro di Jack Nicholson con il quale ha lavorato in un solo film, “The Departed”, in cui ha costruito, durante le riprese, il personaggio di Frank Costello attraverso improvvisazioni e cambiamenti inaspettati, come quando Nicholson decide di comparire sul set con una pistola a salve non prevista dal copione e di metterla sotto il naso di Di Caprio, che assolutamente non se l’aspettava, per aumentare la tensione della scena. Proprio Di Caprio è l’ultimo alter ego, con il quale ha girato film come “The Aviator” e “Gangs of New York” che gli hanno permesso di misurarsi con personaggi differenti e complessi seguendo i temi classici del regista: tradimento, successo, sete di potere e caduta. Il libro, però, non conserva solo i ricordi professionali o privati del regista ma è anche un ottimo pretesto per analizzare tutti i suoi film. Alla fine ne viene fuori un dialogo gustoso e pieno di informazioni preziose sul pensiero e la ricerca di Scorsese che utilizza il cinema come un percorso umano e intellettuale verso la conoscenza del proprio mistero.

Fulvio Caporale

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