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Libri all’indice: anche Polillo interviene

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A Venezia libri per l’infanzia vietati.

La decisione del neo sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, di mettere 49 libri all’indice perché colpevoli  di parlare alle famiglie al plurale, ha sollevato aspre critiche da più parti anche fuori dall’Italia.
Su facebbook più di 5000 persone si sono unite al gruppo Liberiamo i libri per bambini e hanno lanciato l’idea di leggere i 49 libri in 49 giorni, uno al giorno, dove  è possibile per tutelare i libri dalla censura. Tra i libri messi all’indice molti trattano della capacità di accettarsi per come si è e di come l’amicizia consiste proprio nel volersi bene anche nelle differenze.

 

Alcuni dei libri “vietati”:

Nei panni di Zaff di Manuela Salvi e F.Cavallaro (Fatatrac)
Di mamma ce n’è una sola di I.Pagila (Fatatrac)
Ninna nanna per una pecorella di E.Bellini e M.Caccia (Topipittori)
Il gatto e il pesce di A. Dahan (Equilibri)
Il sonnellino di A.Modere e D. Dufrense (Lapis)
Io e te di G. Cotè (Nord-Sud)
Storia di due principesse che sono arcistufe di essere oppresse di M. Colli e R. Colli e I. Bedino. (Lapis)

Anche il presidente dell’AIE, Polillo, ha voluto far sentire la sua voce contro un provvedimento che reputa “inaccettabile”. “Ritirare libri da una scuola – afferma Polillo – qualsiasi libro da qualsiasi scuola, è sempre inaccettabile. Non è questo il compito dell’autorità pubblica. Il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, ha scelto l’occasione più sbagliata per confermare la sua decisione, già annunciata in campagna elettorale, di ritirare alcuni libri per bambini dalle scuole comunali dell’infanzia Lo ha fatto – continua il Presidente dell’AIE – durante la commemorazione dei 500 anni dalla morte di Aldo Manuzio, un grande editore e umanista che operava in quella che allora era la capitale mondiale del libro, Venezia. Poteva ricordare come il primato dipendesse soprattutto dal fatto che Venezia era la città più aperta della sua epoca. Perché il lavoro dell’editore ha questo di straordinario: è sì un mestiere industriale – e spesso difficile – ma tratta una materia prima preziosissima, la libertà di espressione. Per questo il gesto di ritirare libri da una scuola, qualsiasi libro da qualsiasi scuola, è sempre inaccettabile, nella sostanza e simbolicamente. Aggiungo – ha concluso Polillo – che non conta nemmeno la qualità dei libri ritirati. Non è mai compito delle autorità politiche locali o nazionali discutere dei contenuti dei libri presenti nelle scuole. Non lo è nemmeno di un’associazione di editori. In questa occasione si parla di una cinquantina di titoli, di altrettanti autori e di una ventina di editori: nel piccolo una rappresentazione di pluralità messa a disposizione degli educatori, gli unici titolati a giudicarne i contenuti e la loro utilità nel contesto di crescita dei bambini. Il compito di un sindaco, secondo noi, è semplice ed è un altro: lavorare perché abbiano una biblioteca a disposizione ancor più ricca e variegata e non interferire oltre”.

 

 

 

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