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Inchieste

Hiroshima, per non dimenticare

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Il 6 agosto 1945, alle 8:15 del mattino, Hiroshima venne distrutta dalla prima bomba atomica mai caduta su una città. Come diretta conseguenza, circa 60.000 giapponesi innocenti e inermi morirono, e 100.000 rimasero feriti; quasi tutto di una grande città di 250.000 persone venne spazzato via.

 

Il 31 agosto 1946, un anno dopo la Seconda Guerra Mondiale, The New Yorker pubblicò una descrizione impressionante di come procedeva la vita per chi era sopravvissuto ad un attacco nucleare. L’articolo, di John Hersey, uno dei primi giornalisti occidentali giunto nella città giapponese dopo l’esplosione della bomba, intitolato semplicemente ‘‘Hiroshima’’, registrava le esperienze di sei sopravvissuti allo scoppio: un’impiegata, un medico, la vedova di un sarto, con tre figli piccoli, un prete missionario tedesco, un giovane chirurgo, infine un pastore metodista. L’articolo raccontava i loro movimenti, a partire da quando si erano svegliati quella mattina, ciò che stavano facendo al momento dello sgancio dell’ordigno, fino ad alcuni mesi più tardi.  Attraverso i loro occhi, Hersey mostrava la sorprendente distruzione della città, i corpi di decine di migliaia di uccisi abbandonati tra le macerie, gli sforzi frenetici di salvataggio, l’impossibilità dei pochi ospedali rimasti indenni nel prestare assistenza medica, la penuria di medicinali, i medici costretti a scegliere quali pazienti andavano salvati. E, ancora, gli edifici distrutti, l’enorme necessità di cibo e acqua, le strade saltate, i dispersi e gli ustionati, le urla dei sepolti vivi invocanti aiuto,  l’avvelenamento da radiazione e la durata degli effetti fisici ed emotivi di quell’incredibile atto di guerra. Hersey offriva magistralmente una lezione di storia. I suoi testimoni oculari avevano visto cose troppo inumane, troppo reali e cariche di dramma. ‘‘Hiroshima’’, offrendo senza retorica ai suoi lettori tutta la gamma di orrori causati dalla caduta di una bomba, attestava che la verità spesso è molto più sensazionale della finzione. E Gingko Edizioni ci restituisce questo libro. Per non dimenticare.

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