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Lo Zibaldone

Errore 404, il nuovo romanzo di Sacha Naspini

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di Gordiano Lupi

Sacha Naspini è uno scrittore completo, un vero e proprio inventore di storie originali e di situazioni imprevedibili, sarebbe perfetto come sceneggiatore di cinema, vista la cronica carenza di autori validi per imbastire narrazioni da grande schermo. Errore 404 lo dimostra una volta di più perché vede l’autore maremmano alle prese con una trama da giallo fantastico che ricorda le atmosfere create da Suskind (Il profumo), senza dimenticare le reminiscenze proustiane. In una parola, fare il genere, dedicarsi al distopico (usiamo questo termine che va così di moda da far venire l’orticaria) senza rinunciare alla letteratura. La trama va raccontata il giusto. Andrea Arcadi è un uomo di successo, ha fondato una rivista come Voyeur Italia che vende molte copie nonostante la crisi, ma un giorno viene arrestato con l’accusa di aver aggredito una vecchia compagna di scuola che non vedeva da oltre trent’anni. Durante gli interrogatori di polizia viene fuori il potere nascosto di Arcadi che rivivrebbe episodi passati della sua vita soltanto mettendo in bocca un determinato alimento. Non solo, potrebbe addirittura cambiare il corso degli eventi tornando alla prima volta in cui ha assaggiato un particolare alimento, dando a una situazione un nuovo sviluppo e diverse possibili conseguenze. Il romanzo è costellato di colpi di scena impensabili, strutturato su diversi piani temporali che si alternano, caratterizzato da una narrazione nervosa e frammentaria, che se fosse un film non avrebbe un montaggio consequenziale, anche se pare il solo modo possibile per narrare una simile storia. In definitiva il protagonista lotta per sé e per i suoi cari, cerca di dare alla famiglia – soprattutto al figlio – la miglior esistenza possibile, risolvendo problemi e provando a delineare un futuro tranquillo. La cosa più interessante del romanzo è lo stile di Sacha Naspini, coinvolgente e accattivante, dotato di una magia narrativa unica, basti leggere il capitolo in cui il protagonista assaggia la Coca-Cola e torna al mondo dell’infanzia. Coca-Cola significa primavera che proprio non ce la fa, ci prova con tutte le forze ma continua a essere schiacciata dai temporali. È il fracasso dei miei compagni d’asilo e certe raccomandazioni che continuano a rimbalzarmi in testa: “Divertiti. E non fare stranezze con il mangiare”. È l’ombra di un’assenza recente, un buco nero senza spiegazioni: mio padre se n’è andato. Ha lasciato tutte le sue cose, compresa la sacca per il cambio per i turni in centrale. (…). Coca-Cola è un abisso dove il mondo continua per la sua strada e io perdo dei pezzi restando indietro. Un Asterix da dodicimila lire che nemmeno viene considerato; allora a un certo punto passo lì e me lo metto in tasca con il cuore forte. Nessuno si accorge di niente. (…). Coca-Cola sono i saluti finali, con i genitori che cominciano ad arrivare uno dopo l’altro per riportare a casa i propri figli. Un romanzo scritto curando la suspense e la tensione narrativa, con un ispirato uso della prima persona, come in un film che procede per rapide soggettive e inquietanti balzi temporali, senza dare tregua al lettore, trascinandolo in un mondo fantastico fino a convincerlo che si tratta di realtà, di cose possibili. Resto un sostenitore del Naspini narratore maremmano, credo che la sua vena migliore vada ricercata in opere come Le case del malcontento, L’ingrato, Villa del seminario, persino Nives, ma è importante che uno scrittore sperimenti nuove strade e non cada nella tentazione cassoliana di scrivere sempre lo stesso romanzo cambiando poche cose e inventando lo stretto necessario. Ecco, questo pericolo con Sacha Naspini proprio non si corre, perché ogni romanzo è un’avventura incredibile, una fantastica sorpresa. Termino con un appunto rivolto all’editore. Vero che attraversiamo un periodo di crisi e che si vendono sempre meno libri, ma 18 euro per 200 pagine stampate su carta uso mano sono davvero tante, non incentivano certo l’acquisto e la lettura da parte dei giovani

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