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Al Via il Far East Film Festival 2019

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Dal 26 aprile al 4 maggio la via della seta porta a Udine il cinema orientale contemporaneo

Se il cinema è lo specchio del tempo, il Far East Film Festival è lo specchio del presente. E la 21ª edizione, percorrendo ancora una volta la Via della Seta, si aprirà venerdì 26 aprile con una anteprima mondiale che del presente è il simbolo.
Cinque anni fa il naufragio del traghetto Sewol ha segnato un “prima” e un “dopo” nella storia della Corea del Sud. Ora il potentissimo Birthday riannoda coraggiosamente i fili: racconta il dolore di due genitori che hanno perso il figlio e di una nazione che ne ha persi più di 300. Racconta l’oggi che, nonostante tutto, diventa domani. Sempre.
Con Birthday, prodotto da Lee Chang-dong (Poetry, Burning) e diretto dalla giovane Lee Jong-un, il FEFF (il Far East Film Festival) rende omaggio a quell’enorme ferita (umana, politica, sociale) così difficile da cicatrizzare: lo aveva già fatto nel 2014, dedicando la 16ª edizione alle vittime del Sewol, e lo fa, appunto, anche adesso, nel segno del fortissimo legame tra Udine e l’Asia. Una lunga storia di amicizia costruita nell’arco di due decenni. Una lunga serie di “nuovi inizi” che non smettono di rappresentare, attraverso la continuità dei rapporti e il ricambio generazionale dei cineasti e degli spettatori, il significato stesso del Festival.
Chi ricorda il primissimo FEFF, quello del 1999? Lo ricorda sicuramente uno dei super ospiti di quest’anno, che nel 1999 accompagnò a Udine il mitico Beast Cops di Gordon Chan-Dante Lam e che a Udine, adesso, fa ritorno per accompagnare due film: My Name Ain’t Suzie di Angie Chan, l’ormai lontano titolo d’esordio (1985), e il magnifico Still Human di Oliver Siu Kuen Chan. Stiamo, ovviamente, parlando di Anthony Wong, divo e leggenda di Hong Kong, che ritirerà il Gelso d’Oro alla Carriera e affiancherà nella hall of fame udinese i nomi di altri giganti come Jackie Chan, Joe Hisaishi e Brigitte Lin.
Per una straordinaria icona hongkonghese, una straordinaria icona cinese: la bellissima Yao Chen, diva (i media amano paragonarla ad Angelina Jolie) e leggenda (80 milioni di follower), grande attrice e instancabile attivista, che salirà sul palco del FEFF a presentare il thriller sociale Lost, Found di Lue Yue (prodotto da Feng Xiaogang). Una vivida riflessione sui diritti civili e sulla condizione femminile nella Cina contemporanea che trova in Yao Chen la protagonista “politicamente” perfetta: Time Magazine, ricordiamo, l’ha inserita fra le 100 persone più influenti del mondo. E il mondo, fino a sabato 4 maggio, si darà appuntamento al Teatro Nuovo “Giovanni da Udine”.
76 titoli in programma (51 in concorso) provenienti da 12 paesi, una retrospettiva, una monografia, un omaggio al nuovo cinema indipendente coreano, 2 “strane coppie”, un restauro in anteprima mondiale e più di 100 eventi tematici organizzati nel cuore di Udine: ecco, al di là dei luoghi comuni e delle semplificazioni giornalistiche, la Via della Seta di cui abbiamo parlato all’inizio. Ecco l’immane itinerario di cui il FEFF, sotto il profilo artistico e culturale, è il maggiore avamposto europeo. Una vera e propria “isola del cinema” dove il cinema non viene soltanto celebrato – 3 anteprime mondiali, 12 internazionali, 18 europee – ma viene anche declinato al futuro: quest’anno sono 15 i progetti scelti per Focus Asia, il market del Festival, e 10 per Ties That Bind, il workshop internazionale Asia/Europa. Oltre 200 i professionisti del settore attesi a Udine, da 36 paesi, e c’è un’importante novità da evidenziare: il CoProduction Day, fissato per il 1° maggio. Un grande tavolo di lavoro che radunerà filmmaker e produttori, europei e asiatici, per analizzare e sviluppare l’accordo co-produttivo Italia/Cina del 2018. Film di oggi e film “di domani”.

https://www.fareastfilm.com/

di Andrea Coco

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